Giancarlo Siani, il “giornalista-giornalista” ucciso 36 anni fa dalla camorra

Ricorre oggi il 36esimo anniversario dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del ‘Mattino’, ucciso dalla camorra.

L’attentato al giovane cronista avvenne la sera del 23 settembre 1985, proprio sotto la sua abitazione nel quartiere Vomero, a Napoli. Aveva compiuto 26 anni solo pochi giorni prima.

Dopo aver lasciato la redazione del quotidiano napoletano, Giancarlo Siani si stava dirigendo verso via Romaniello, con l’intenzione di cambiarsi per poi andare ad assistere a un concerto di Vasco Rossi, in programma quella sera allo stadio San Paolo. Purtroppo, ad attenderlo c’erano i killer della camorra, che lo uccisero per la sua attività di cronista, che stava creando problemi alle cosche.

Il motivo dell’assassinio fu un articolo del 10 giugno 1985, in cui Siani informò l’opinione pubblica che l’arresto del boss di Torre Annunziata Valentino Gionta era stato possibile grazie a una soffiata degli storici alleati Nuvoletta, che tradirono Gionta in cambio di una tregua con i nemici casalesi. La sua uccisione fu ordinata proprio dal boss Angelo Nuvoletta, per volontà del mafioso Totò Riina, capo di Cosa nostra, a cui il clan di Marano era affiliato.

Il 15 aprile 1997 la seconda sezione della corte d’assise di Napoli condannò all’ergastolo i mandanti dell’omicidio (i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). In quella stessa condanna appare, come mandante, anche il boss Valentino Gionta. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione, che però dispose per Valentino Gionta il rinvio ad altra Corte di assise di appello: si è svolto un secondo processo di appello che il 29 settembre 2003 l’ha di nuovo condannato all’ergastolo, mentre il giudizio definitivo della Cassazione lo ha definitivamente scagionato per non aver commesso il fatto.

Ricorre oggi il 36esimo anniversario dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del ‘Mattino’, ucciso dalla camorra.

L’attentato al giovane cronista avvenne la sera del 23 settembre 1985, proprio sotto la sua abitazione nel quartiere Vomero, a Napoli. Aveva compiuto 26 anni solo pochi giorni prima.

Dopo aver lasciato la redazione del quotidiano napoletano, Giancarlo Siani si stava dirigendo verso via Romaniello, con l’intenzione di cambiarsi per poi andare ad assistere a un concerto di Vasco Rossi, in programma quella sera allo stadio San Paolo. Purtroppo, ad attenderlo c’erano i killer della camorra, che lo uccisero per la sua attività di cronista, che stava creando problemi alle cosche.

Il motivo dell’assassinio fu un articolo del 10 giugno 1985, in cui Siani informò l’opinione pubblica che l’arresto del boss di Torre Annunziata Valentino Gionta era stato possibile grazie a una soffiata degli storici alleati Nuvoletta, che tradirono Gionta in cambio di una tregua con i nemici casalesi. La sua uccisione fu ordinata proprio dal boss Angelo Nuvoletta, per volontà del mafioso Totò Riina, capo di Cosa nostra, a cui il clan di Marano era affiliato.

Il 15 aprile 1997 la seconda sezione della corte d’assise di Napoli condannò all’ergastolo i mandanti dell’omicidio (i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). In quella stessa condanna appare, come mandante, anche il boss Valentino Gionta. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione, che però dispose per Valentino Gionta il rinvio ad altra Corte di assise di appello: si è svolto un secondo processo di appello che il 29 settembre 2003 l’ha di nuovo condannato all’ergastolo, mentre il giudizio definitivo della Cassazione lo ha definitivamente scagionato per non aver commesso il fatto.

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