Gaming – Le nuove generazioni passano sempre più tempo davanti ai videogiochi

Secondo l’annuale ricerca condotta dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP, cyberbullismo) assieme a Skuola.net, in occasione della Giornata Nazionale sulle Dipendenze tecnologiche e sul Cyberbullismo, è emerso che i giovani di oggi, gli Zedders, passano sempre più ore davanti ai videogiochi.

In questa quinta edizione della Giornata Nazionale sulle Dipendenze tecnologiche e sul Cyberbullismo, con tema proprio il Gaming, si è notato che più di un terzo del campione esaminato (36%) gioca tra un’ora e tre ore al giorno, circa il 16% passa davanti allo schermo tra le 3 e le 5 ore, quasi il 7% ci sta tra le 5 e le 8 ore e un altro 7% ci passa più di 8 ore. E oltre il 40% passa un’ora del suo tempo a guardare altri che giocano. La ricerca è stata realizzata grazie al contributo di 1.271 ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 10 e i 25 anni.

Dati certi versi preoccupanti, come spiega Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te.: “Che il 7% del campione ci passi più di 8 ore è un dato che deve farci riflettere. I giovani adulti hanno smesso di immaginare un futuro, già da tempo, come è emerso da altre nostre ricerche, e che impieghino tutte quelle ore attaccati a un videogioco può anche voler dire che cerchino di autoisolarsi per non vivere appieno la socialità, preferendo quella mediata dal videogame, attraverso cui possono anche costruirsi un’immagine più simile a quella che vorrebbero avere”.

Daniele Grassucci, co-founder di Skuola.net, spiega invece che oramai “i cortili dei condomini si svuotano e si riempiono invece i server per il gioco online: per 1 giovane su 4 è consuetudine darsi appuntamento con la propria comitiva di gaming per giocare insieme. Ma si sta affermando anche un nuovo passatempo: quasi 1 giovane su 3 passa più di 6 ore a settimana a guardare gli altri, quelli bravi, giocare”.

Giochi che hanno anche un costo, come spiega sempre Grassucci: “Il 60% dei videogiocatori ha sborsato, negli ultimi sei mesi, più di 50 euro in questo tipo di attività; oltre 1 su 3 ci ha messo come minimo 100 euro. E se pensiamo che la passione, il tempo e i soldi spesi nel mondo videoludico siano inversamente proporzionali con l’età, ci sbagliamo di grosso: più si cresce, più si gioca”.

La ricerca mette inoltre in luce che il 34,6% dei giocatori li usa per uscire dalla noia, il 33,6% per acquisire competenze, l’11,2% per creare una realtà parallela, il 20,6% per conoscere nuove persone.

Questa nuova era dei videogiochi ha naturalmente anche un impatto sulla scuola, e la ricerca ci mostra dati preoccupanti. L’interesse verso la scuola è peggiorato per il 33,7%, l’approccio al proprio percorso formativo è stato affievolito per il 34,1%, mentre per il 31,3% il rendimento scolastico si è abbassato.

 Per il 33,7% il tempo speso a giocare ha peggiorato l’interesse verso la scuola, per il 34,1% ha affievolito l’approccio al proprio percorso formativo e per il 31,3% ha abbassato il rendimento scolastico.

“Che fare il gamer sia uno dei possibili lavori del futuro, non lo si mette in discussione, ma fino a quando si potrà giocare ininterrottamente per così tante ore al giorno, e che conseguenze potrà avere? Questa domanda bisogna che ce la facciamo. L’istruzione rimane un tassello fondamentale nella crescita e bisogna fare in modo che i due aspetti coesistano”, spiega ancora Giuseppe Lavenia.

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