Il castel dell’Ovo è il castello più antico della città di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo. Si trova tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia, di fronte a via Partenope.

A causa di diversi eventi che hanno in parte distrutto l’originario aspetto normanno e grazie ai successivi lavori di ricostruzione avvenuti durante il periodo angioino ed aragonese.

Storia

Il castello sorge sull’isolotto di tufo di Megaride propaggine naturale del monte Echia, che era unito alla terraferma da un sottile istmo di roccia. Questo è il luogo dove venne fondata Parthènope nell’VIII secolo a.C., per mano cumana.

Nel I secolo a.C. Lucio Licinio Lucullo acquisì nella zona un fondo assai vasto e sull’isola costruì una splendida villa, Villa di Licinio Lucullo, che era dotata di una ricchissima biblioteca, di allevamenti di murene e di alberi di pesco importati dalla Persia, che per l’epoca erano una novità assieme ai ciliegi che il generale aveva fatto arrivare da Cerasunto. La memoria di questa proprietà perdurò nel nome di Castrum Lucullanum che il sito mantenne fino all’età tardoromana.

In tempi più oscuri per l’Impero la villa venne fortificata da Valentiniano III e le toccò la sorte di ospitare il deposto ultimo Imperatore di Roma, Romolo Augusto, nel 476.

Successivamente la morte di Romolo Augusto, sull’isolotto di Megaride e su monte Echia, già alla fine del V secolo, si insediarono monaci basiliani chiamati dalla Pannonia da una matrona Barbara con le reliquie dell’abate Severino.

Il Medioevo: il Ducato di Napoli, i re normanni, svevi e angioini

Nell’872, sull’isolotto al tempo denominato di San Salvatore i Saraceni imprigionano il vescovo Atanasio di Napoli, ma lo sforzo congiunto delle flotte del Ducato di Napoli e della Repubblica di Amalfi permette di liberare il vescovo e scacciare i musulmani. Il complesso conventuale venne però raso al suolo all’inizio del X secolo dai duchi di Napoli, per evitare che vi si fortificassero di nuovo i Saraceni usandolo come base per l’invasione della città, mentre i monaci si ritirarono a Pizzofalcone. In un documento del 1128 nel sito viene nuovamente citata una fortificazione, denominata Arx Sancti Salvatoris dalla chiesa di San Pietro che vi avevano costruito i monaci. Testimone dell’insediamento dei monaci basiliani è proprio quanto resta di questo luogo di culto, fondato dagli stessi monaci e le cui prime notizie risalgono al 1324. L’unico elemento architettonico di rilievo rimasto è l’ingresso preceduto dai grandi archi del loggiato.

Ruggiero il Normanno, conquistando Napoli nel 1140 costruì il castello che venne portato a termine dall’architetto Buono. L’uso abitativo del castello tuttavia veniva sfruttato solo in poche occasioni dato che, con il completamento del Castel Capuano, furono spostate lì tutte le direttrici di sviluppo e di commercio verso terra. Con i Normanni, iniziò un programma di fortificazione sistematica del sito, che ebbe nella torre Normandia il suo primo baluardo, ed era quella su cui sventolavano le bandiere.

Con il passaggio del regno agli Svevi attraverso Costanza d’Altavilla, castel dell’Ovo viene ulteriormente fortificato nel 1222 da Federico II, che fa costruire altre torri – torre di Colleville, torre Maestra e torre di Mezzo. In quegli anni, il castello divenne una residenza e anche prigione di stato.

Il re Carlo I d’Angiò si insediò a Castel Nuovo (Maschio Angioino). Mantenne tuttavia a castel dell’Ovo, che proprio in questo periodo comincia ad essere denominato chateau de l’Oeuf o castrum Ovi incantati, i beni da custodire nel luogo meglio fortificato: ne fece quindi la residenza della famiglia, apportandovi allo scopo numerosi restauri e modifiche, e vi mantenne il tesoro reale. In questo periodo, in quanto prigione di stato, nel castello vi fu rinchiuso Corradino di Svevia prima di essere decapitato nella piazza del Mercato, e i figli di Manfredi e della regina Elena Ducas.

Dopo un evento sismico che nel 1370 aveva fatto crollare l’arco naturale che costituiva l’istmo, la regina Giovanna lo fece ricostruire in muratura, restaurando anche gli edifici normanni. Dopo avere abitato il castello come sovrana, la regina qui venne imprigionata dall’infedele nipote Carlo di Durazzo, prima di finire in esilio a Muro Lucano.

Il castello fu ulteriormente danneggiato dai francesi di Luigi XII e dagli spagnoli di Gonzalo Fernández de Córdoba, che spodestarono per conto di Ferdinando II di Aragona, re di Spagna, l’ultimo re aragonese di Napoli. Nel 1503 l’assedio di Ferdinando il Cattolico demolì definitivamente quanto restava delle torri. Il castello fu allora nuovamente e massicciamente ristrutturato, assumendo la forma che oggi vediamo.

Dall’Unità d’Italia a oggi

Durante il periodo del cosiddetto “Risanamento”, che cambiò il volto di Napoli dopo l’Unità d’Italia, un progetto elaborato dall’Associazione degli scienziati letterati e artisti nel 1871 prevedeva l’abbattimento del castello per far posto ad un nuovo rione. Nel dopoguerra alcune famiglie della marina militare andarono ad abitare lì, finendo poi di essere sfrattate nel 1980 per il risanamento del castello e per farlo diventare un luogo di cultura per Napoli.

Leggenda

Un’antica leggenda vuole che il suo nome derivi dall’aver il poeta latino Virgilio nascosto nelle segrete dell’edificio un uovo magico che aveva il potere di mantenere in piedi l’intera fortezza. La sua rottura avrebbe però provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli. Durante il XIV secolo, al tempo di Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo parziale dell’arco sul quale è poggiato e, per evitare che tra la popolazione si diffondesse il panico per le presunte future catastrofi che avrebbero colpito la città, la regina dovette giurare di aver sostituito l’uovo.

In verità fu questa una delle tante ‘magie’ che si attribuirono nel Medio Evo alla figura di Virgilio, fama scaturita dalla circostanza che il poeta visse a lungo a Napoli, città che molto amava e nella quale era diventato un personaggio noto e autorevole ed in cui l’eterna credulità popolare ne aveva fatto un uomo capace appunto di poteri superumani, poteri che, a quanto pare, egli non si curò di smentire; evidentemente essere considerato un mago gli piaceva.

Purtroppo le verità storiche a volte sono dimenticate e quindi perdute, mentre le leggende sono molto longeve e spesso persino gli storici le prendono in considerazione

Visitare il Castel dell’Ovo

Oggi è annesso allo storico rione di Santa Lucia ed è visitabile gratis. Nelle grandi sale si svolgono mostre, convegni e manifestazioni. Alla sua base sorge il porticciolo turistico del “Borgo Marinari”, animato da ristoranti e bar, sede storica di alcuni tra i più prestigiosi circoli nautici napoletani.

Informazioni sul Castel dell’Ovo

 Indirizzo: Via Eldorado 3 – 80132 Napoli

Orari di apertura

  • nel periodo estivo (con l’applicazione dell’ora legale):
  • nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 19.30 – ultimo accesso ore 19.00
  • nei giorni festivi e la domenica dalle ore 9.00 alle ore 14.00 – ultimo accesso ore 13,30
  • nel periodo invernale (con la disattivazione dell’ora legale):
  • nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 18.30 – ultimo accesso ore 18.00
  • nei giorni festivi e la domenica dalle ore 9.00 alle ore 14.00 – ultimo accesso ore 13,30

Come arrivare

In auto

dall’autostrada, tangenziale, uscita Centro – Porto, percorrere Via Marina fino a Piazza Municipio

In aereo

dall’aeroporto Alibus fino a piazza Municipio

In treno

dalla stazione FS (Piazza Garibaldi), metropolitana Linea 1 da Garibaldi, direzione Piscinola fermata Toledo. Oppure da piazza Garibaldi prendere autobus R2 fino a piazza Municipio

In metropolitana

Linea 1 fermata Toledo, a piedi per 750 mt.

In autobus

da piazza Garibaldi R2 fino a piazza Municipio; da piazza Vittoria tram 1 fino a piazza Municipio